anno 2024
Carmen, Carmencita, anzi Carme’: non è più gitana, ma portoricana a Castel Volturno. Legge le carte, ma, soprattutto, fa la ballerina, la cubista, la ragazza immagine, in una discoteca-lido.
Don Josè è uno sbirro mammista, spedito in una terra che non conosce. Zuniga è diventato Zurzolo, il suo superiore e lui sa che in quella terra è venuta a morire Miriam Makeba, Mamma Africa. Escamillo è diventato un trapper, lo chiamano ‘O Torero per come “mata” le platee. Lo spunto lirico è l’opera di Bizet, magari con la trama ricondotta a Merimèe e poi trasportata ai giorni nostri, nelle terre nostre. I contrabbandieri, naturalmente, si occupano di droga, stanno senza penziere.
E Carmen, Carmencita, anzi Carme’ fa la stessa tragica fine di sempre, perché il femminicidio non è mai stato così di moda, anche se muore a ritmo trap, dimenticando il belcanto.
Liberamente ispirato a Carmen di Georges Bizet
Musiche e testi: Luca Caiazzo – Lucariello
Drammaturgia: Federico Vacalebre
Regia: Michele Sorrentino Mangini
Scene: Fabio Marroncelli
Realizzazione scene: Anna Nasone con gli studenti dell’Officina di Scenografia
Costumi: Giusi Giustino con gli studenti dell’Officina di Sartoria
Luci: Nunzio Perrella
con i Professori dell’Orchestra del Teatro di San Carlo