Un passaggio fondamentale nel mio percorso professionale è stata la collaborazione con il Maestro Franco Dragone. Ho avuto l’onore di lavorare con lui a “The HanShow”, uno dei più grandi live show al mondo, ed in seguito al Napoli Teatro Festival nel 2016.
Attualmente, rivesto il ruolo di Direttore Artistico per Officine San Carlo. In tal veste, mi occupo di tutto il ciclo della produzione artistica: dalla selezione degli spettacoli alla gestione del budget, dalla ricerca di finanziamenti alla definizione dei programmi di produzione. La mia missione è quella di trasformare ogni evento in un’esperienza indimenticabile, che lasci un segno nel cuore del pubblico e contribuisca a rinnovare il tessuto culturale del nostro tempo.
Ho avuto il privilegio di lavorare con alcuni dei più grandi maestri del teatro, come Gianni Amelio, Andrée Ruth Shammah e Leo Muscato, che hanno arricchito il mio percorso con la loro sapienza e passione. Queste collaborazioni mi hanno insegnato l’importanza di un approccio che integra tradizione e innovazione, favorendo la creazione di produzioni che parlano tanto agli appassionati di lunga data quanto a un pubblico più giovane e diversificato.
Il mio approccio all’arte e alla cultura si riflette anche nell’impegno verso la formazione di giovani artisti. Come docente e capo dipartimento al Conservatorio di Benevento prima e come docente di Letteratura Poetica e Drammatica presso il Carlo Gesualdo di Potenza dopo, mi dedico a trasmettere non solo le tecniche, ma anche la filosofia dietro la drammaturgia operistica, cercando di rendere l’opera accessibile e rilevante per le nuove generazioni.
Il teatro, per me, è più di uno spettacolo: è un luogo di incontro, un ponte tra generazioni, e una finestra aperta sulle infinite possibilità dell’espressione umana. Con ogni progetto, spero di portare un po’ di questa magia nella vita di chi mi circonda, spingendo sempre più lontano i confini di ciò che l’arte può essere e fare.
Il mio ruolo come Assistente alla Direzione Artistica nella realizzazione dell’Han Show con Franco Dragone a Wuhan, tra il 2014 e il 2015, ha rappresentato una pietra miliare nella mia carriera professionale. Lanciato con grande entusiasmo il 20 dicembre 2014, lo spettacolo, prodotto da Wanda Cultural Industry Group e Dragone Entertainment, è stato un audace tentativo di fondere la cultura orientale con tecnologie occidentali all’avanguardia, dando vita a un’esperienza senza precedenti per gli spettatori.
L’Han Show si distingueva per la sua grandiosità e per l’uso innovativo della tecnologia. Con una combinazione di balletto acquatico, acrobazie, sport estremi e dramma, lo spettacolo ha incarnato un perfetto equilibrio tra arte e tecnologia, stupendo il pubblico con la sua capacità di superare i confini tradizionali delle performance artistiche.
Il teatro che ha ospitato questo capolavoro, progettato dall’architetto Mark Fisher e realizzato da Stufish Entertainment Architects, è una struttura straordinaria, ispirata alla tradizionale lanterna rossa cinese.
Questo edificio non è solo un luogo dedicato agli spettacoli, ma anche un’opera d’arte architettonica che ha trasformato il paesaggio urbano di Wuhan. Tra le sue caratteristiche più impressionanti, vi sono i 2.000 posti mobili e una piscina scenica in grado di trasformarsi dinamicamente da palco acquatico a palco asciutto, un’innovazione che ha reso ogni rappresentazione ancora più versatile e coinvolgente. L’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come schermi LED montati su bracci robotici, ha ulteriormente contribuito a creare un’esperienza immersiva e indimenticabile per il pubblico.
Nel mio ruolo di Vice Direttore Artistico, ho avuto l’onore e la responsabilità di tradurre in realtà la visione creativa di Franco Dragone, un maestro dell’arte scenica contemporanea. Collaborare con Franco è stato non solo un privilegio, ma una vera e propria svolta per la mia crescita professionale e artistica. La sua immensa creatività ha ispirato e plasmato il mio approccio al lavoro, spingendomi a dare il massimo in ogni fase del progetto.
La gestione delle sfide logistiche e organizzative è stata un’impresa che ho affrontato con determinazione e passione. Coordinare un cast internazionale e supervisionare gli intricati dettagli tecnici e scenografici delle prove e delle performance richiedeva precisione, attenzione e una profonda comprensione del progetto. Ogni elemento dello spettacolo, dal più piccolo dettaglio tecnico alla più complessa coreografia, doveva integrarsi perfettamente nella visione artistica di Franco.
La stretta collaborazione che ho instaurato con lui ci ha permesso di affrontare e risolvere in modo efficace ogni problema che si presentava, mantenendo sempre al centro del nostro lavoro l’esperienza del pubblico. Ogni decisione presa, ogni scelta artistica, era orientata a creare un evento che non fosse semplicemente uno spettacolo, ma un viaggio emotivo capace di coinvolgere e incantare.
Questo progetto ha rappresentato uno dei capitoli più intensi e gratificanti della mia carriera. La possibilità di lavorare a fianco di un talento straordinario come Franco Dragone e di contribuire alla realizzazione di uno spettacolo così innovativo e ambizioso ha segnato profondamente il mio percorso, consolidando la mia passione per l’arte e il mio impegno verso l’eccellenza creativa.
“Anche nei tempi bui abbiamo il diritto a un po’ di illuminazione. Essa non scaturisce tanto da teorie e concetti quanto dalla luce incerta, tremolante, spesso debole che taluni uomini e donne, nella loro vita come nel loro lavoro, accendono e promanano per tutto il tempo concesso loro sulla terra.”
Ci sono stati degli uomini la cui esistenza è stata accecante. Hanno attraversato il nostro tempo come una stella cometa, lasciando una scia luminosa nel loro percorso che è stato impossibile non notare. Chi più, chi meno, hanno in qualche modo cambiato la società per come la conoscevamo, hanno vissuto, hanno amato, hanno combattuto per i loro ideali, e infine si sono spenti. Ma cosa resta, dopo, quando la stella si spegne, e rimane solo la scia?
Restano i ricordi. I racconti delle persone che li hanno vissuti. E se durante la loro vita erano stati criticati, odiati e osteggiati, la morte o la loro scomparsa interviene, salvifica, a sbiadirne le ombre: ci resta solo il ricordo di quella scia luminosa. Ma è stato davvero così, quando erano in vita?
Crescendo ci confrontiamo tutti con le infinite ed impronosticabili pieghe che il mondo ha dentro di sé, scopriamo molto presto che non esistono più solo bianco e nero, ma troppo tardi che le sfumature sono molte di più di quelle che siamo in grado immaginare. Nell’infinità di quelle nuance capiamo ad un certo punto che probabilmente è impossibile restituire un’immagine reale e razionale di una persona; se è bugiardo dire che non possiamo davvero capire quello che non abbiamo vissuto, è altrettanto vero affermare che soltanto vivendo una persona, un momento, si può realmente capirlo affondo: c’è una parte intangibile delle persone, degli eventi, dei momenti, che solo i sentimenti, nelle loro sfumature infinite, sono in grado di restituire. Ma, il XXI°, è il secolo della narrazione, del racconto di se stessi. La società di oggi vive nella perenne malinconia delle cose che sono state, viviamo con un occhio al futuro ed uno al passato. C’è una pagina sui social che ci ricorda continuamente quanto, in passato, in un momento banale della nostra giornata, eravamo felici e non lo sapevamo – la frase è diventata un meme ricorrente.
Il punto è che non era davvero così. L’aver superato un ostacolo, aver messo la parola fine ad un periodo, lo priva, d’improvviso, dei suoi lati negativi. Allora ci lasciamo cullare da questa malinconia. Le cose, però, erano molto più sfumate. Ripercorriamo dunque la storia di un rivoluzionario che ha sovvertito un sistema, uno di quelli che “ce l’ha fatta” e di cui non esiste macchia nei suoi ricordi, per indagare in maniera più reale la sua esistenza: qual è la vera, vera storia, di Peter Pan? C’è un racconto, uno di quelli dimenticati, che parla di Peter Pan come di un tiranno che, per estirpare la sua paura di crescere, uccide tutti i bambini prima che diventino adulti. Quelli che riescono a salvarsi, diventano i pirati che gli danno la caccia per salvare altri bambini. Era davvero così? Non sarà vero… È però vero che una guerra c’è stata, che c’è stato un coccodrillo, che Capitan Uncino è stato sconfitto, e che Peter in seguito è scomparso. Sono state vere le vite e le emozioni, gli amori, le sfide e le fate; le morti di una battaglia con i pirati; vere le grida, i lutti, la paura di fallire e della morte; il sogno di un mondo migliore. È stato poi effettivamente così? Migliore. Raccontiamo questo, raccontiamo chi è stato davvero Peter Pan, per raccontare davvero chi siamo noi. Per accettare di avere dei difetti e di aver commesso degli sbagli, per accettarlo in vita, prima che la morte o la malinconia intervengano a dipingerci il passato come migliore del futuro che potremmo mai avere. Ma il futuro ancora deve venire, e come tutte le cose che non sono finite, sono infinite. Ci saranno altri rivoluzionari, altri inventori, altre persone che cambieranno ancora in meglio il nostro mondo. Persone che vivono nel presente. Nel nostro quotidiano. E se non ci saranno ne faremo a meno. Non sono solo le comete ad illuminare il cielo.
Possiamo ancora scegliere di essere la versione migliore di noi stessi. Accendere quella luce incerta, tremolante, spesso debole, che abbiamo dentro per illuminare il nostro cammino e quello degli altri.
Non è mai troppo tardi.